Tragedia nel carcere di Ariano Irpino: Joseph Luki si toglie la vita. Sessantottesimo suicidio in un penitenziario italiano dall’inizio dell’anno
Nella notte tra il 19 e il 20 ottobre si è consumata un’altra tragedia all’interno di un istituto penitenziario italiano. Joseph Luki, cittadino nigeriano di circa 40 anni, è stato trovato privo di vita nella sua cella del carcere di Ariano Irpino. L’uomo lascia una moglie e due figli piccoli.
Il Procuratore della Repubblica di Benevento ha disposto l’esame autoptico per chiarire le cause della morte. La salma è stata trasferita presso l’Ospedale “San Pio” di Benevento, dove verranno effettuati gli accertamenti medico-legali.
Un dato allarmante: 68 suicidi nelle carceri italiane nel 2025
Quella di Ariano Irpino è la sessantottesima morte per suicidio avvenuta in un carcere italiano dall’inizio dell’anno. In Campania si tratta del sesto caso: due suicidi si sono verificati a Poggioreale, due a Secondigliano, uno a Benevento e uno a Santa Maria Capua Vetere.
Si tratta di numeri che confermano una vera e propria emergenza, spesso denunciata da associazioni, garanti e operatori del settore, ma che continua a non trovare risposte strutturali.
Ciambriello: “Un pugno nello stomaco nell’indifferenza generale”
Sul caso è intervenuto Samuele Ciambriello, Garante campano delle persone private della libertà personale, che ha espresso parole dure e preoccupate:
“L’emergenza, l’epidemia dei suicidi sembra non arrestarsi. C’è un vero e proprio pugno nello stomaco nell’indifferenza sia della politica che della società civile. Il governo, dalla sua parte, nega addirittura che ci sia un allarme legato ai suicidi.”
Ciambriello ha ricordato le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che aveva richiamato al “rispetto della dignità di ogni persona, dei suoi diritti, anche per chi si trova in carcere”, sottolineando come l’alto tasso di suicidi sia la spia di condizioni di vita inaccettabili, a partire dal sovraffollamento.
“Le motivazioni che portano al suicidio sono molteplici. L’attenzione per noi è un’emergenza intollerabile scolpita in quei numeri che indicano che nelle carceri si continua a morire. Se poi a questi numeri aggiungiamo anche le 36 morti in carcere per cause ancora da accertare, ci rendiamo conto di questo interminabile supplizio.”
“Servono psicologi, educatori e misure alternative”
Il Garante campano ha ribadito la necessità di interventi strutturali e non solo annunci mediatici:
“La politica deve intervenire sul sistema penitenziario, non agendo solo in modo pomposo sulla creazione di più posti e di ulteriori carceri, ma implementando il numero del personale educativo, degli psicologi, dei mediatori linguistici e, infine, ma non per importanza, anche sulla creazione di più misure alternative al carcere.”
Un sistema sotto pressione
Il suicidio di Joseph Luki riaccende i riflettori su un problema strutturale che da anni attraversa il sistema penitenziario italiano: sovraffollamento, carenza di personale, scarsità di figure di supporto psicologico e sociale, e condizioni di vita difficili che spesso spingono le persone detenute verso gesti estremi.

